Genitóre s. m. [dal lat. genĭtor -oris, der. di genĭtus part. pass. di gignĕre «generare»

Anche se l’idea del bambino che nasce sotto ad un cavolo o che viene portato da una cicogna è molto simpatica, sappiamo bene che non è così che nascono i bambini.

I bambini nascono dall’unione e nell’unione crescono. La madre ha il privilegio di portare in grembo la nuova creatura e di sentirla crescere dentro di sè, l’altro genitore quello di vedere per primo la sua testolina sbucare e venire al mondo. La natura ha dato alla madre il compito e l’onore di allattare, mentre l’altro genitore provvede a prendersi cura di lei.

È arrivato il momento di liberarci di schemi arcaici che non hanno più fondamento. Quelli in cui la madre si occupa del bambino e il padre lo fa in modo supplementare, quando la madre ha raggiunto qualsiasi limite possibile di stanchezza. Quando si mette al mondo un bambino lo si fa insieme ed è sempre insieme che si merita di ricevere dedizione.

Vorrei che quella che io oggi devo ancora definire “la fortuna di avere accanto un uomo che è padre senza che bisogna ricordarglielo e chiederglielo. Che si occupa dei suoi bambini allo stesso modo in cui me ne occupo io”, non debba più chiamarsi fortuna, ma normalità. Ritengo che mettere al mondo un figlio abbia un presupposto di partenza: ho fatto pace con i miei vittimismi, ho fatto pace con i miei difetti, ho fatto pace con le mie debolezze e sono pronto/a per occuparmi di qualcuno, per crescere insieme, per ri-scoprire il mondo, per fare dei sacrifici, per amare.

Il primo anno di un figlio  può mette a dura prova una coppia. Può, ma non deve. Può, ma non è detto. Può, ma se lo fa, perchè lo sta facendo?

Diciamolo: i primi mesi noi mamme siamo sfinite, siamo stanche, abbiamo sbalzi ormonali, siamo dentro ad un corpo di cui abbiamo l’impressione di aver perso l’appartenenza, cerchiamo nell’armadio golf e magliette con scollo a V per poter allattare, tamponiamo come possiamo il latte che perdiamo, abbiamo schiena e braccia a pezzi e la consapevolezza di essere fisicamente fondamentali per il nutrimento dei nostri figli. I compagni che in questo momento della vita non sono pronti ad abbracciarci, ad ascoltarci, ad aspettarci sono dei tremendi egoisti! Avere il coraggio, davanti a chi ha messo momentaneamente da parte se stessa, di pretendere la luna è davvero scorretto.

Dico questo da persona che pensa che la complicità di coppia sia fondamentale, che i bambini non devono portare alla sacrificazione del rapporto tra genitori e che dopo la nascita dei figli sia giusto non dimenticarci di noi. Quello di cui stiamo parlando i primi mesi però è una cosa fisica e fisiologica! Non si può chiedere ad una Ferrari che sta in moto tutto il giorno (perchè il costruttore ha deciso che per i primi mesi deve essere così) di andare a 300 km/h…la benzina ad un certo punto finisce…ma ricordiamoci che accanto abbiamo comunque ancora la Ferrari!

Ecco, un genitore che ama la madre dei propri figli, le è grato per aver accettato il dono che le ha dato la natura, le è grato per avere rinunciato al sonno, le è grato per aver rinunciato ai vizi in gravidanza e in allattamento, le è grato per essere l’altra metà con cui ha messo al mondo una parte di sè e sarà grato per ogni abbraccio che lei gli darà. Ecco, questo genitore vorrà sempre la felicità della madre (così come la voleva prima dell’arrivo dei figli), farà di tutto per renderla serena, sarà genitore con lei laddove la natura non ha deciso che debba essere la madre ad occuparsene, si batterà in quattro perchè lei possa ritrovare anche del tempo per se stessa.

Ed ecco, una madre che ama il suo compagno sarà sempre grata per essere genitore allo stesso modo in cui lo è lei, sarà grata per avere intorno amore, sarà grata per la complicità con cui cresceranno il figlio, sarà grata per essere l’altra metà di suo figlio. Ecco, questa madre vorrà sempre la felicità dell’altro genitore (così come la voleva prima dell’arrivo dei figli), farà di tutto per renderlo sereno, si batterà in quattro perchè lui possa ritrovare anche del tempo per se stesso.

Perchè nessuna coppia deve rinunciare ad essere tale con l’arrivo di un figlio. Mettere momentaneamente da parte isterie egoistiche non sigfinica rinunciare alla coppia, significa crederci talmente tanto da capire che in quel momento è nato ciò che di più bello esiste al mondo…che altro non è se non il simbolo della potenza dell’unione.

 

 

 

Ps. Secondo la definizione di della Treccani, è genitore: colui che genera o ha generato, quindi il padre; in questo senso è solo dell’uso letter.: colui che era stato g. di tanta meraviglia quanta si vedea ch’era questa nobilissima Beatrice (Dante); oppure scherz.: ne è informato il tuo g.?; compòrtati da saggio genitore. Per antonomasia, con ispirazione al linguaggio liturgico, Dio Padre: Da questa polve al trono Del Genitor salì (Manzoni, con riferimento all’ascensione di Gesù Cristo). Più com., nell’uso, il plur., per indicare insieme il padre e la madre……………………………………………………………………………………………………….. ho detto tutto.

 

3 pensieri su “Genitóre s. m. [dal lat. genĭtor -oris, der. di genĭtus part. pass. di gignĕre «generare»

  1. giuliaderazza ha detto:

    Ciao Paula!
    Ho scoperto ora la tua finestra di mamma.. che bellissima sorpresa!
    Ti ho letto tutta d’un fiato e condivido ogni singolo pensiero.
    Grazie per voler condividere questa esperienza, da neomamma ho scoperto che una delle cose più preziose è proprio la condivisione. Quindi grazie!
    un abbraccio e un bacio ai tuoi bimbi

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    • etuttocambio ha detto:

      Ciao Giulia,
      grazie per le belle parole.
      Ci credi che mi sono emozionata a leggere il tuo commento? Perchè ho proprio così: la condivisione tra neomamme è preziosa! Siamo tutte unite da una magia nuova.
      Un abbraccio

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  2. florianopence ha detto:

    Ciao Giulia,
    grazie per le belle parole.
    Ci credi che mi sono emozionata a leggere il tuo commento? Perchè è proprio così: la condivisione tra neomamme è preziosa! Siamo tutte unite da una magia nuova.
    Un abbraccio

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