Prenditi il tuo tempo

Uscire di casa, specialmente la mattina, è spesso un momento di fretta. Metti la giacca ad uno, metti la giacca all’altra, ricordati di mettertela anche te, chiudi le porte delle camere per evitare invasioni di campo del cane in nostra assenza, prendi la borsa (anzi, le borse, dato che c’è anche quella del pranzo) e le chiavi, non dimenticare il telefono, chiudi a chiave la porta, controlla che Bia in quei tre secondi necessari per chiudere non si lanci giù dalle scale mentre Philip è già al portone, dai la mano alla piccola perchè possa scendere, gestisci il conflitto tra i due perchè entrambi vogliono premere il tasto che apre il portone. Prima tappa raggiunta: siamo per strada.

Mano di uno, mano dell’altra (che vuole sempre comunque darla anche al fratello), andiamo verso la macchina, fai salire uno, fai salire l’altra (l’ordine dipende da quale sportello in quel momento sta sul lato marciapiede), controlla che chi non è ancora dentro non si lanci in mezzo di strada, allaccia le cinture di uno, allaccia le cinture dell’altra, recupera la borsa abbandonata chissà dove, sali in macchina. Seconda tappa raggiunta: siamo in macchina.

In questi momenti (che poi complessivamente durano cinque minuti), il desiderio di poter accellerare tutto è spesso lì, che preme. Sei sveglia già da almeno due ore, devi ancora portarli al nido (occasione in cui scenderanno dalla macchina entrambi) e alla materna per poi andare in ufficio.

Ho letto un articolo una volta in cui si diceva che essere un bambino che nasce oggi significa avere un’aspettativa di vita che può arrivare sempre più facilmente ai cento anni: perché allora voler metter loro fretta? Hanno tutta la vita per correre, ma non tutta la vita per vivere e guardare il mondo con gli occhi puri di un bambino.

Ecco, allora, bambini miei, io non vi metterò fretta. Prendetevi il vostro tempo. Prendetevi il tempo per camminare per strada,  per salire in macchina, per bloccarvi con le gambe in aria mentre salite perché avete visto che sotto al sedile c’è quella pallina che cercavate da mesi, per scendere dalla macchina con i vostri ritmi, concedetevi quegli attimi in cui rimanete seduti prima di scendere, (la maggior parte delle volte perché state valutando se scendere col salto o no), fermatevi a guardarvi intorno, continuate a bloccarmi per farmi vedere le foglie che sembrano degli animali, camminate senza correre sotto alla pioggia se in quel momento è quello che desiderate. Dal canto mio io mi prenderò il mio tempo per osservarvi e per riscoprire il mondo con i vostri occhi.

Alla fine dei conti, per noi, si tratta solo di metterci un semplice minuto in più per arrivare in ufficio… con la consapevolezza di non aver violato il loro diritto ad essere semplicemente bambini.

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