Quel connubio tra essere genitori e crescere insieme

Quando i bambini irrompono nella nostra vita, capita spesso di chiedersi se saremo dei buoni genitori.

La loro educazione è un misto di contrasti, di giusta misura, di (per tornare alla gita che Philip ha fatto recentemente a Palazzo Vecchio) tartaruga con la vela. E’ un fenomeno in cui contano le parole, ma in cui spesso l’esempio è davvero ciò che fa la differenza.

Ai bambini insegniamo che ci sono delle regole da rispettare, ma allo stesso tempo dobbiamo farli sentire liberi di scegliere e di sbagliare. Spieghiamo loro cosa è la buona educazione, ma non vogliamo frenare la loro curiosità. Insegniamo loro il rispetto per gli altri e contemporanmente trasmettiamo loro la percezione del limite oltre il quale uno scherzo diventa offesa. Condividiamo emozioni e conoscenze, ma cerchiamo di proteggerli da ciò che è troppo forte. Li coinvolgiamo nelle nostre regole sociali, ma non li priviamo della possibilità di avere dei momenti di trasgressione.etuttocambio.com (5)

Crescerre (di nuovo) con i bambini ci ricorda la potenza dell’amore e la bellezza della semplicità. Per ogni maglietta piena di sugo, c’è un bambino che sta imparando a mangiare da solo. Per ogni pantalone sporco, c’è un bambino che si sente libero su un prato. Per ogni camera a soqquadro c’è un bambino che ha sprigionato la propria fantasia.

Ai bambini insegniamo che al bello del gioco, corrisponde il bello di amare e rispettare gli altri – è così che si sentiranno liberi, ma non sguaiati. Liberi, ma non maleducati. Liberi, ma senza approfittare degli altri. Liberi e felici di migliorare, di crescere.

Capiranno, osservandoci, che per quanto noi grandi cerchiamo di far credere loro il contrario, siamo tutti irrazionali, abbiamo tutti il nostro momento “non-logico”, “non -consistente”. Allo stesso capiranno, e ci ricorderanno, che il miglior esempio viene dalla sicurezza dei valori e dalla forza dell’amore.

Eh già, forse in fin dei conti siamo noi ad imparare da loro: grazie bambini!

Hakuna Patata e Babbo Matatale

Bia ha due anni e mezzo e parla. Certo, niente di strano in questo. Quello che mi chiedo in continuazione è: chi glielo ha insegnato?

Imparare a parlare è chiaramente un’operazione di imitazione, ma quello che mi fa sorridere con Bia (e che immagino sia tipico di ogni bambino che nasce come secondo, terzo o quarto che sia), è che lei imita suo fratello. Non ci sono stati quei momenti in cui il papai o io ci siamo messi con lei a spiegarle come funziona una determinata cosa e come si definisce. No, lei lo sa e punto. Perché lei il suo insegnante già ce l’ha, ed é suo fratello.IMG_1201

Come in ogni processo di apprendimento, le cose acquisite diventano il mattoncino che fa da appoggio per imparare qualcosa di nuovo. Sono le certezze che ti aiutano a guardare al passo successivo. Ed è così che, avendo la certezza della parola patata, Pumba e Timon non possono che dire “Hakuna Patata”.

Chissà perché però, quell’anziano barbuto di rosso vestito che si aggira di notte a portare doni per lei è “Babbo MATAtale”. Che dire, a questo punto: “senza pensieri, la tua vita sarà “Hakuna Matata(le)”! Auguri a tutti!

Tutti i bambini meritano amore

Alla materna di Philip c’è un bambino dal colore della pelle diverso da quello mio e della mia famiglia IMG_9825ma dal colore del sangue identico che si muove su una sedia a rotelle elettrica.

Questo bambino, i cui occhi esprimono una gioia senza confini, viene accompagnato tutte le mattine da un servizio di assistenza. Ogni volta che la mattina vedo parcheggiato quel pulmino grigio si scatena in me un vortice di emozioni.

Il signore che ogni giorno porta a scuola questo bambino è un eroe. Con i suoi gesti quotidiani sta rendendo questo mondo un posto migliore e quello che fa, nella sua semplicità e nel suo anonimato, ha un impatto ben maggiore di tante azioni urlate ai quattro venti e condite di confetti.

Ogni mattina, grazie a lui, questo bambino può andare a giocare e scherzare con i suoi compagni, può crescere insieme a loro e può imparare cose nuove. Quello che commuove è che questo bambino, che arriva senza genitori, non è solo! Il signore che lo accompagna non fa semplicemente l'”accompagnatore”: scherza con lui, cerca di coprirlo quando fa freddo e devono aspettare che si apra il cancello, gli offre da bere se ha sete, gli accarezza la testa e lo guarda con gli occhi dell’amore.

Da madre ho ancora difficoltà ad accettare che i bambini non possano stare bene, ma sono grata a questo bambino e al suo angelo custode per ricordarmi ogni giorno di quanto sia bella la vita, di quanto sia forte l’amore, di quale siano le cose che contano davvero e che hanno un valore inestimabile.

Ed è così che arrivo in ufficio con il cuore in subbuglio, con la felicità di sapere che esistono persone meravigliose e con la conferma del fatto che i bambini sono magia.

Il gioco si fa serio

“Philip scegli il libro da leggere stasera”

“Il corpo umanoooooo”

Siamo seduti sul letto leggendo il libro e ad un certo punto mi chiede ” mamãe, ma una volta entrato in bocca al mangiare cosa succede? Come si trasforma in cocô?” 

Due giorni dopo, mentre gli sto dando il bacino della buona notta mi guarda e mi chiede etuttocambio.com (4)“mamãe, ma se lo spazio è nero e la terra è nello spazio, come mai il cielo è blu?”

Obiettivo della mamãe: avere la risposta; avere un libro in cui trovare la risposta…e alle brutte c’è sempre un qualche motore di ricerca online! 😉

 

 

Una decisione coraggiosa

Oggi è il compleanno di una ragazza, moglie, madre speciale!

Anni fa con il marito hanno preso la decisione di spostarsi dalla loro terra natale (il Brasile) a Londra. Lui, lei e i loro due bambini, a migliaia di chilometri di distanza da parenti, consuetudini, produmi e colori familiari. Lui aveva ricevuto un’interessante offerta lavorativa e lei, che si occupa di marketing, avrebbe sicuramente trovato un lavoro. Così è stato.

Come sempre è la vita, e soprattutto come è la vita quando si hanno due figli, le cose non sono mai veramente programmabili e lineari. Da genitore, quando decidi diportare due bambini piccoli dall’altra parte del mondo, ti senti in debito. Si trovano a Londra, la città in cui le culture si mescolano ma in cui contemporaneamente riesci a sentirti molto solo. Una città talmente grande e in movimento che tutto è per definizione lontanto e farraginoso.

Da mamma e da moglie decide di iniziare a lavorare part-time, per poter passare del tempo con i bambini, che con la loro dolcezza infinita iniziano ad imparare l’inglese nonostante in casa si parli portoghese, che si adattano ad una nuova quotidianità, che in quanto bambini sono felici quando sono insieme a genitori felici.

Sulla carta il part-time è una buona idea, tempo per stare con i bambini e risparmio su baby-sitter e dopo-scuola (cosa che specialmente a Londra non è da poco). Nei fatti però, il part -time si rivela una trappola: mole di lavoro e scadenze restano le stesse. Tradotto: lavorare di notte e venir pagati meno.

Arriva così ad una decisione: lasciare il lavoro. Ritengo che questo atto sia di un coraggio eccezionale. Significa dare priorità alla serenità familiare, significa capire che la realizzazione personale non passa da quella professionale, significa scegliere magliette sporche di farina e acquerello.

Ma la storia non finisce qui! Questa incredibile ragazza infatti approfitta di questo 18058220_2018348875051143_1294555725311992246_ncambio di vita per coltivare la sua passione creativa. Ha un tratto stupendo, una capacità di osservazione dei fatti e delle emozioni straordinaria, una visione completa: ecco che riprende a disegnare. E dato che curiosità e voglia di imparare sono spinte a cui invece non si può rinunciare, inizia un corso di graphic design. Non sa se da questo nascerà un lavoro da casa o se sarà semplicemente un nuovo mattoncino del suo bagaglio culturale. Sarà il corso della vita a deciderlo.

A lei, che è l’autrice del logo di questo blog, auguro un bellissimo compleanno! La vita ti ha chiesto di scegliere, e senza stare ora a disquisire sul fatto che questo sia giusto o no, tu hai preso la decisione più coraggiosa, più difficile e più antifragile.

 

Ps. Trovate qui alcune delle sue creazioni:

https://the-dots.com/users/bel-lavratti-129283

https://www.facebook.com/bellavratti/

https://www.etsy.com/it/shop/BelLavratti

Bollettino di questi primi 5 anni

Oggi cinque anni fa abbiamo scoperto di essere incinti di Philip. A distanza di due gravidanze, almeno una trentina di volte in cui ho ripetuto il mio codice fiscale, 24 mesi complessivi di allattamento, una tonnellata di frutta sbucciata, due minipimer, un numero incalcolabile di pannolini e un secolo di ore di sonno perse, è arrivato il momento di fare un primo bollettino.etuttocambio.com (3)

In ordine temporale sparso, ho imparato:

  • Che quando hanno pochi mesi, la volta in cui  pensi “bene, ha poppato, ha fatto la popò, era stanco, ora si è addormentato beato e ho un pochino di tempo per ricordarmi almeno chi sono”, ecco tutte le volte che lo pensi loro si sveglieranno dopo dieci minuti esatti e sarà la giornata in cui dormiranno poco, popperanno molto e vorranno starti sempre e solo in collo.
  • Che la sera in cui parcheggi la macchina a centinaia di metri di distanza da casa per via della pulizia delle strade (che nel 2017 dobbiamo ancora fare spostando le vetture) è esattamente la sera in cui i bambini sono più cotti del solito, in cui non hanno voglia di camminare, in cui la tua borsa pesa quanto un bronzo di Riace e in cui hai almeno due sacchetti di spesa da portare.
  • Che quando sei sola con quei due, loro sanno esattamente di essere in maggioranza e se vogliono riescono a devastarti.
  • Che a tutti quelli che guardandoli piccoli e calmi nel passeggino ti dicono “che angelo, così tranquillo, siete fortunati” ti verrebbe da rispondere “prova a trasferirti a casa nostra per 24 ore e poi ne riparliamo”.
  • Che quando viaggi in aereo ti sembra di essere in un film di 50 anni fa in cui vedi famiglie di 5 persone viaggiare per migliaia di chilometri in una cinquecento con la poltrona sul tettuccio e la parmigiana di melanzane sulle ginocchia.
  • Che ti puoi scordare di uscire di casa “leggera”, perchè ci sarà sempre qualcosa da portare in più “nell’eventualità che…”
  • Che non fai in tempo a rimettere le fodere del divano finalmente di nuovo pulite, che torneranno ad essere un patchwork di macchie e sfumature.
  • Che i cinque minuti seduta sulla tazza si traformano regolarmente in riunioni di famiglia.
  • Che fare la doccia, incremarsi, vestirsi e pettinarsi è una parentesi che non può durare più di 7 minuti al massimo.
  • Che quando rientri a casa a fine giornata e la piccola di strappa la camicia pur di prendere il tuo latte e il grande è sfinito dopo 9 ore di nido, ha fame e vuole le tue coccole, l’unica soluzione è fare un bel respirone e attingere alle riserve di energia che a fatica hai messo da parte.
  • Che la sera in cui vai a letto presto perchè sarai sfinita, sarà l’inizio di una notte in cui si sveglieranno mille volte.
  • Che se devono ammalarsi lo faranno il giorno in cui hai un importante appuntamento di lavoro, in cui la baby-sitter è fuori città, in cui tutti gli amici sono alle Seychelles e i nonni non riescono a liberarsi.
  • Che tutte le volte in cui ti fai prendere dall’entusiasmo e dici ” bambini, dai, facciamo un bel dolce insieme”, dovresti cercare di ricordarti almeno una volta della situazione in cui troverai loro e la cucina cinque minuti dopo.
  • Che quando parli con gli altri genitori è tutto un “mio figlio fa così, è così, dice così”, ma in realtà ti rendi conto che con questi nanetti le generalizzazioni stanno a zero e che i bambini sono per definizione imprevedibilità e cambiamento. Per cui, mettiamoci l’anima in pace.
  • Che se decidi di dare priorità alla tranquillità e ad un minimo di quieto vivere, devi rinunciare alla casa perfetta e alla cena stile ristorante stellato.
  • Che molta della tua alimentazione è composta di piccoli elementi quali: assaggiare per capire se non è troppo caldo, leccare ciò che si sta sciogliendo o cadendo, fnire ciò che resta nel piatto..
  • Che se non metto di proposito un punto a questa lista, rischio di non finire più.

Ma la cosa più bella che ho imparato è che per quanto stancante e sfinente, essere genitori è un regalo della vita. Essere genitori significa avere l’opportunità di crescere di nuovo, di guardare il mondo con gli occhi della semplicità, di scoprire come se fosse la prima volta.

Ho imparato che per ogni attimo di stanchezza, c’è un primo dentino che spunta, una prima parola detta, un primo passo in piedi. Per ogni attimo in cui ti senti stravolta, c’è un sorriso che ti travolge, un abbraccio che ti riscalda, una manina che sprigiona un’energia che non ha eguali.

Ecco, in questi cinque anni ho imparato che tutto quello che i bambini ci stanno dando supera di gran lunga le energie che levano. Alla fine è questione di riderci sopra, di dare priorità a ciò che conta davvero, di riscoprire la gioia delle piccole cose e soprattutto di farsi prendere per mano da loro e lasciarsi andare.

 

 

 

Questi nonni favolosi

Oggi, 2 ottobre, è la festa dei nonni.

Nella maggior parte dei libri per bambini e nell’immaginario collettivo, i nonni sono anziani (in alcuni casi con il bastone), sono in pensione e sono una coppia unita da cui i bambini si fanno felicemente viziare e coccolare.

A casa nostra il quadro è differente, ma non per questo meno bello o speciale. La nostra è quella che viene definita una famiglia allargata e quindi noi di nonni ne abbiamo tanti, anzi tantissimi dato che c’è ancora anche qualche rappresentanza della quarta generazione! Inoltre i nostri nonni non sono anziani e non sono in pensione. I nostri nonni vanno in moto, viaggiano molto, giocano a tennis, fanno cake design fino alle due di notte in occasione delle nostre feste e soprattutto lavorano molto. etuttocambio.com (2)

I nostri nonni non rappresentano quindi quella pietra miliare dell’organizzazione quotidiana di molte famiglie, ma non per questo sono meno presenti! La qualità della vita rappresenta per noi una priorità e questo si riflette anche su determinate scelte che abbiamo fatto, tra cui quella di vivere in una città a misura d’uomo e quella di non allontanarci troppo dai nostri super nonni!

Abbiamo una Oma che non appena rientra dai suoi viaggi di lavoro fa di tutto per farsi trovare pronta ad insegnarci ad andare in altalena o a portarci in qualche posto speciale. Abbiamo un Opa che gongola tutte le volte che i bambini vogliono giocare con lui e che prepara smalti con il succo di barbabietola. Abbiamo una vovò che usa il suo unico giorno di riposo settimanale per stare una notte e un giorno con i bambini, facendo con loro costruzioni in giardino e infornando dolci. Abbiamo un nonno M. che quando è a giro con loro è talmente orgoglioso che sembra la nazionale di calcio sul pullman della gloria ai mondiali del 2006. Abbiamo un nonno A. che non è tranquillo se in casa non ha la miglior marmellata di albicocche per loro e che non aspetta altro che addormentarsi sull’amaca con uno dei bambini sdraiato sulla sua pancia e abbiamo una nonna L. che non appena li vede inizia a giocare con loro, dimenticandosi di levarsi il cappotto e di appoggiare la borsa…per non parlare poi delle bis-nonne (che sono tre)!

I nostri nonni non sono nonni che possono andare tutti i giorni a prendere i bambini a scuola, ma sono nonni che in casi di necessità trovano sempre il modo di organizzarsi. I nostri nonni non sono in pensione, ma riescono sempre a trovare il tempo per i bambini. I nostri nonni non possono stare con noi nel quotidiano, ma ci pensano costantemente.

Per i bambini i nonni sono una garanzia, sono parte del loro concetto di vita, sono elementi della loro ritualità. Per loro, come ci siamo noi genitori, ci sono i nonni. Aspettano a gloria di vederli e regalano loro amore e sorrisi.

I nostri nonni sono innamorati dei loro nipoti, i nostri nonni, come tutti i nonni, sono speciali!

ps vederli preoccuparsi per cose che quando noi eravamo bambini non li smuovevano minimamente è troppo divertente!

Quei falsi amici che si aggirano per casa nostra

In casa nostra si parlano tre lingue: italiano, portoghese e tedesco. Tradotto: divertimento assicurato.

Quando chiedo ai bambini se qualcosa è “kalt” (freddo), la risposta è “no mamae, non è caldo, è freddo!”

Poi c’è il giorno in cui a tavola viene servito il mais. Che in tedesco e in italiano è il cereale, mentre in portoghese significa più/molto. Dunque se il papai a chiede “Você quer mais?”indicando, che so, il riso, i bambini rispondono “no papai non mi va altro mais” oppure “no papai, quello è riso, non mais”. Il colmo si raggiungerà quando capiranno che “milho” (ovvero come si dice mais in portoghese) non è il nostro miglio (parola che in italiano per fortuna ancora non conoscono).etuttocambio.com (1).jpg

Altro grande divertimento si crea con riferimento alla loro stanza. In portoghese “cama” sta per letto, ma ovviamente per loro sa più di “camera”, che invece si dice “quarto”… che non ha ovviamente niente a che vedere con la posizione in classifica.

Non possono poi mancare: “putzen” (pulire in tedesco) che niente ha a che vedere con qualcosa di mal odorante (anzi); “prego” (chiodo in portoghese) che se lo dai a qualcuno non credo che venga proprio considerato come gesto di cortesia; “obrigado” (grazie in portoghese) che quando lo dici non devi per forza sentirti così costretto; “roxo” (che si pronuncia roscio), che però sta per viola e non per rosso; “tante” che in tedesco però è la zia.

I falsi amici che si aggirano per casa nostra sono tanti…ma noi alla fine vogliamo loro un gran bene 😉

Ps la prima volta che sono andata in Brasile, ad una pranzo di famiglia, il papai, seduto dalla parte opposta del tavolo, mi dice “guardanapo”. E io “guarda chi?”. Ecco, quel giorno ho imparato che guardanapo significa tovagliolo.

 

 

 

 

Cosa possiamo imparare dal modello danese della felicità

A Natale dello scorso anno dei cari amici ci hanno regalato un libro che poi è diventato abbastanza conosciuto ovvero “Metodo danese per crescere bambini felici“.

L’ho letto con entusiasmo combinato a senso critico e quando per l’ennesimo anno la Danimarca si è classificata tra i paesi più felici al mondo la mia curiosità si è accentuata.

La combinazione fortunata si è manifestata a luglio quando, in cerca di un regalo per il nostro undicesimo anniversario, ho trovato un volo molto conveniente per noi quattro (due adulti e due bambini) con destinazione Billund.

Per quanto di primo impatto si possa pensare a un mobile dell’Ikea (ne approfitto per rimandare a questoarticolo che ci spiega la scelta dei nomi dei prodotti dell’azienda svedese), Billund è in realtà la città in cui si trova un’azienda che ha lasciato un segno indelebile nell’infanzia di molti, me compresa: Lego.IMG_7666.JPG

Ho subito pensato che era una bellissima occasione per conoscere meglio un paese di cui avevo visitato solo la capitale, per realizzare il sogno di andare a Legoland e per godersi un po’ di aria pura nel bel mezzo di un’estate torrida.

Il primo impatto con la Danimarca lo abbiamo avuto prima di partire. Siamo infatti andati su Airbnb e abbiamo prenotato il bellissimo appartamento di Ahmad. Molto luminoso, rigorosamente con il parquet, arredamento minimalista e nordico, ma con un equilibrato tocco di oro che rende il tutto più caldo. Ahmad è un ragazzo della nostra età, che lavora per un’azienda di moda, che è arrivato in Danimarca quando era molto piccolo e che ha una sorella minore nata sui fiordi e con cui parla in danese. Eccolo qui il primo aspetto che ci ha colpito: un bellissimo esempio di convivenza di culture.

Il secondo impatto viene dalle strade: camminando per la città abbiamo incrociato volti sorridenti, passi rilassati, ritmi sani. Gentilezza, disponibilità e fiducia nell’altro sono una caratteristica estremamente comune.

Si ha l’impressione di essere parte di un sistema che funziona. Parte di un meccanismo in cui ogni elemento contribuisce a far girare il tutto nel miglior modo possibile. Ciò che colpisce è che tutto questo avviene con estrema naturalezza. Non è una perfezione che ossessiona e opprime, che leva spazio alla stravaganza e alla creatività.

Al contrario, è come se il meccanismo funzionante fosse la base di partenza, che è lì, senza essere notata, è insita. Proprio perché è naturale non vuole essere estrema: incappare in una strada poco pulita o in un autobus in ritardo ti conferisce quella leggerezza che rende il tutto (im)perfetto. Perché diciamoci la verità, le cose troppo perfette stupiscono sul breve termine, ma a lungo andare stuccano e opprimono.

Il terzo e forse più evidente impatto viene dalla società stessa. Lo confermo, è vero, non sono leggende: in Danimarca non esistono differenze di ruolo tra madre e padre. Ma non solo, ciò che colpisce è che il tempo da passare per e con la famiglia è considerato priorità da tutti! Una mattina di un venerdì ci siamo imbattuti in un esercito di passeggini spinti da padri e/o madri di ogni cultura. Non sappiamo cosa stessero facendo, forse semplicemente una passeggiata tra neo-genitori, ma è stato emozionante (per noi che non siamo abituati) osservare quanto fosse normale e naturale la presenza dei papà.

Un contatto diretto mi ha raccontato che in Svezia un alto dirigente di un’azienda che non vada a prendere i figli a scuola almeno 3 volte a settimana è tendenzialmente considerato una persona “sbagliata”. Una persona che non sa organizzarsi sul lavoro, che non riesce a dare le giuste priorità alla vita. Fantascienza rispetto a molte realtà nazionali, compresa la nostra.

Della Danimarca poi colpisce ovviamente la natura, gli spazi aperti e le tante attività out-door che si possono fare (così come del resto in altri paesi del nord). Nel centro di Vejle, avevano addirittura messo una enorme sabbiera (simil spiaggia) in cui i bambini potevano giocare liberamente. Con sufficiente ironia avevano apposto un pannello con una enorme foto di una spiaggia caraibica con la scritta “Summer in Vejle”.

Ciò che ci ha fatto riflettere è stata la reazione dei nostri bambini. Oltre alla sabbia infatti, la città aveva messo a disposizione tantissimi tra secchielli e palette. I bambini hanno inizialmente esitato perché non capivano a chi appartenessero e quindi a quale bambino poter chiedere di prenderli in prestito. Dopo poco abbiamo visto che hanno iniziato a giocarci e quando siamo andati via Philip ci ha detto ” Sapete, ho giocato con i giochi di un altro bambino, anche se non sapevo di chi fossero, spero che non ci sia rimasto male”.

Forti di una recente visione di “Ortone” (un cartone davvero simpatico della Disney”), abbiamo spiegato loro che il “sindaCHI” della città aveva deciso di mettere i giochi a disposizione di tutti i bambini, che potevano così condividere una bella esperienza di gioco. La sera, mentre andavano a dormire, Philip ci ha detto ” è proprio carino il sindaCHI di questa città”.

Rientri in Italia e, nonostante lo shock termico, l’aria calda e umida da cui sei scappato ti rende felice. Sorridi pensando ai ristoranti danesi che hanno in dotazione coperte di pile da dare a chi si siede fuori in piena estate, ti rilassi quando vedi prezzi abbordabili intorno a te (la Danimarca è davvero molto cara rispetto ai nostri standard) e rimani a bocca aperta (perché non ti ci abitui mai) dalla bellezza della nostra natura!

Allo stesso tempo rifletti sulle cose che hai letto e visto.

Le pagine di “Metodo danese per crescere bambini felici” sono estremamente interessanti e vi sono consigli pratici così come una filosofia di educazione di fondo che condivido pienamente (sarà il fatto che sono di mamma tedesca).

C’è però una cosa che non mi levo dalla testa: il famoso hygge.

Penso due cose.

La prima è che per avere hygge devi avere un sistema che ti permetta di farlo. Non può essere responsabilità nostra vivere una vita hygge, noi possiamo solo farlo di conseguenza. Non esiste hygge laddove esiste un sistema che permette la discriminazione uomo/donna, laddove la famiglia è una semplice voce di una lista che non arriva mai in alto alla classifica.

Non esiste hygge laddove non è naturale pensare che la normalità è la famiglia riunita dalle cinque del pomeriggio in poi; laddove si devono fare capriole quotidiane tra baby-sitter, nonni, zii, amici per trovare qualcuno che prenda i bambini all’uscita di scuola. Non esiste hygge laddove non si capisce che i bambini non sono un pacco da prendere e spostare e che organizzare chi li va a prendere a scuola è solo un tappa-buchi perché “di certo non può rimanere lì” e se non si capisce che un bambino dopo scuola vorrebbe passare anche del tempo con i genitori (e vice-versa) e non sentirsi un pacco da ritirare.

Non si può avere hygge se ogni attività extra-scolastica è l’ennesima stremante organizzazione e se i genitori devono vivere nella costante sensazione di non voler deludere i propri figli ma di non sapere come fare ad uscire ad un orario decente dall’ufficio. Non si può avere hygge in un mondo in cui si pensa ancora che a contare sia la quantità del lavoro e non la qualità. Non si può avere hygge se la maternità (sorvolo sui licenziamenti) è breve, la paternità è inesistente (quello che c’è è più che altro un’offesa) e i nidi costano cifre astronomiche. Per avere hygge non solo devi credere nel futuro, devi credere in un futuro migliore.

La seconda è che lo stile hygee è anche strettamente legato a una situazione in cui vi sono lunghi inverni in cui si ha voglia di stare tutti insieme davanti ad una bella torta e una tazza di tè fumante (trovo che non sia un caso che la Danimarca sia il regno delle aziende che fanno decorazioni di interni, da Tiger in poi).

Questo però non vuol dire che il concetto di base, ovvero il piacere di stare tutti insieme, non sia già caratteristica di tutti noi, senza necessità di confini o differenze climatiche!

Seduti in riva al mare, con un bel bicchiere di vino bianco, tra chiacchiere e risate oppure seduti intorno ad un fuoco ad aprire castagne con un bicchiere di rosso… alla fine anche questo è hygge… solo che è possibile solo nel fine settimana (e con qualche pensiero che ci offusca la testa in più!).

Un’ultima cosa di cui sono convinta è che parte della felicità dei danesi venga dal mare. In qualunque parte del paese si trovi un danese, in massimo 40 minuti è sulla costa. Il mare libera la mente, fa respirare i polmoni, apre il cuore… e conferisce quell’immenso senso di libertà! E se la geografia difficilmente si può cambiare, allora noi italiani abbiamo una fortuna se non uguale, sicuramente simile!

Ps: Toscana ed Emilia Romagna insieme fanno più o meno la grandezza e la popolazione della Danimarca…

Breve ode al rumore della lavastoviglie

Seduti in riva al mare a farsi coccolare dal rumore delle onde

Sdraiati sul prato a guardare le nuvole che passano ascoltando il cinguettio degli uccellini

In piedi sulla vetta di una montagna rimirando la maestosità della natura e facendosi avvolgere dal suo silenzio

Guidare con la tua canzone preferita che passa alla radio cantandola a squarciagola

Tutto meraviglioso, ma niente batte quel momento dopo pranzo nel fine settimana, FullSizeRender (1)quando la cucina e la stanza da pranzo sono di nuovo in ordine, quando per pura magia siamo tutti più tranquilli e silenziosi (se non addormentati), e  quando in casa cala quella surreale tranquillità destinata a non durare a lungo in cui si sente solo il rumore della lavostoviglie appena avviata!