Grazie per essere il nostro papai

Non vi è stato mai un momento, prima e dopo la nascita dei bambini, in cui mi sia chiesta se eri la a persona giusta e se saresti stato un buon padre. Non c’era bisogno di farsi delle domande, perché non vi è mai stato alcun dubbio. Parte naturale intrinseca di noi. Parte del nostro incastro. Elemento insito nel nostro linguaggio non scritto. Certezza che è sempre esistista. Fattore che nel suo silenzio ha sempre fatto parte della nostra unione.

Per quanto questa certezza vi sia sempre stata, oggi a distanza di quasi 5 anni dalla nascita di Philip, voglio dirti grazie!IMG_3897

Grazie per essere un papà che si diverte. Grazie per dimenticarti del resto del mondo quando sei con noi. Grazie per insegnare ai bambini le piccole e grandi cose. Grazie per essere un esempio meraviglioso. Grazie per insegnare loro l’amore. Grazie per coinvolgerli nei tuoi estri creativi. Grazie per commuoverti davanti ad una loro mutandina stesa ad asciugare. Grazie per fare capire loro che saresti disposto a scalare il K2 con entrambi in braccio se necessario. Grazie per riempirli di solletico e per brontolarli quando non si comportano per bene. Grazie per insegnare loro l’ironia e la leggerezza. Grazie per insegnare loro i valori e il rispetto. Grazie per insegnare loro l’amore per me, e quindi per le mamme e per le donne. Grazie per avere il magone davanti ad una loro ferita. Grazie per spiegare loro il sacrificio. Grazie per essere il papai migliore del mondo. Grazie per essere il papai che si incastra perfettamente con il mio modo di essere mamãe.

La festa del papà di lunedì suona quasi come uno scherzo. Il lunedì è il giorno in cui ti svegli all’alba e nel silenzio di casa parti. Parti per tornare il venerdì, ma a noi sembra sempre che tu parta per mesi. Ecco, oggi ti dico grazie perché la decisione che abbiamo preso insieme è stata davvero difficile, ma il vero motivo che vi è alla base è il desiderio primario di cercare di offrire il massimo per i nostri bambini.

La tua generosità è magia

Quando ero piccola sognavo di costruire una famiglia con dei bambini in cui regnassero sorrisi, semplicità e amore. Da qualche parte lontano da me, ma non troppo, il nostro papai sognava la stessa cosa.

Ora che questa famiglia è qui, mi rendo conto che mai avrei potuto immaginare che fosse così bello osservare ogni singolo momento della crescita dei bambini, e mai avrei immaginato di avere dei bambini così speciali (come lo sono tutti i bambini).

Lavoro e bambini si sa, sono ancora difficilmente conciliabili. Se io ho la fortuna di avere un lavoro che mi permette comunque di passare almeno un po’ di tempo quotidiano con i bambini, il nostro papai non si trova nella stessa situazione. Quando lavorava qui a Firenze rientrava sempre molto tardi ed ora lavora addirittura in un’altra città rientrando nel fine settimana. Non è facile, ma i sorrisi, la semplicità e l’amore di cui parlavo prima aiutano e rendere il tutto meno difficile.FullSizeRender

L’altra sera, durante una delle nostre consuete video-chiamate serali, mentre stava parlando con Philip il papai gli ha detto ” Ti amo tanto Philip e mi manchi”. La risposta di Philip mi ha spiazzato “anche io, ma non devi dire che ami me, devi dire che ami la tua famiglia”.

Ecco, tu, che non hai nemmeno cinque anni e che hai già capito che siamo una squadra e che come tale soffriamo e gioiamo insieme. Tu che avresti tutto il diritto di prendere e fare tua quella dimostrazione di amore, pensi alla correttezza di condividerla nonostante tu sappia benissimo che dopo poco avrebbe detto la stessa cosa a noi. Tu, che ci dici che ami la tua famiglia. Tu che ricevi la fotocopia della maschera di Spiderman dalla maestra del nido di tua sorella, e ne chiedi un’altra per il tuo amico di classe che sai essere un suo fan. Tu che passi un pomeriggio con la tua oma e non stai tranquillo se non torni a casa almeno con una pastina per tua sorella.

A te, figlio nostro, auguro di rimanere sempre così! Di avere fiducia negli altri, di essere aperto e felice. Di sentirti parte di un gruppo che lotta per raggiungere obiettivi comuni. Di credere nel bello delle persone. Di essere entusiasta e generoso…perché, dal giorno uno in cui sei nato, ti abbiamo sempre soprannominato “distributore di amore”.

 

Tanti auguri vovó

Oggi è il compleanno della nostra vovó. Un compleanno importante.

La nostra vovó è speciale. Sorridente, frizzante, buffa. Quando stanno con lei i bambini hanno i loro momenti di follia: fanno dolci impastandosi fino alla punta dei piedi; si rotolano nel fango e poi si rilassano in una bella vasca calda a lume di candele; fanno saltare chicchi di mais nella padella fino a vederli trasformarsi in pop-corn e mangiano biscotti a letto.FullSizeRender

Con lei hanno imparato la magia di annusare il profumo dei fiori, la bellezza di inventare giochi con qualche legnetto e la felicità di passare giornate intere in giardino a fare tutto e niente.

La vita ha giocato spesso dei brutti scherzetti alla nostra vovó, ma lei è sempre stata incredibilmente brava a guardare a cosa conta davvero, a quello per cui vale la pena sorridere al posto che concentrarsi su ciò che si perde. Abbiamo tutti dei difetti, lei compresa ovviamente, ma quello che emerge di lei è un pregio dal valore inestimabile: la gioia della semplicità della vita e di vivere con entusiasmo e importanza ogni singolo istante!

Tanti auguri vovó, grazie per essere la vovó dei nostri bambini!

Quel connubio tra essere genitori e crescere insieme

Quando i bambini irrompono nella nostra vita, capita spesso di chiedersi se saremo dei buoni genitori.

La loro educazione è un misto di contrasti, di giusta misura, di (per tornare alla gita che Philip ha fatto recentemente a Palazzo Vecchio) tartaruga con la vela. E’ un fenomeno in cui contano le parole, ma in cui spesso l’esempio è davvero ciò che fa la differenza.

Ai bambini insegniamo che ci sono delle regole da rispettare, ma allo stesso tempo dobbiamo farli sentire liberi di scegliere e di sbagliare. Spieghiamo loro cosa è la buona educazione, ma non vogliamo frenare la loro curiosità. Insegniamo loro il rispetto per gli altri e contemporanmente trasmettiamo loro la percezione del limite oltre il quale uno scherzo diventa offesa. Condividiamo emozioni e conoscenze, ma cerchiamo di proteggerli da ciò che è troppo forte. Li coinvolgiamo nelle nostre regole sociali, ma non li priviamo della possibilità di avere dei momenti di trasgressione.etuttocambio.com (5)

Crescerre (di nuovo) con i bambini ci ricorda la potenza dell’amore e la bellezza della semplicità. Per ogni maglietta piena di sugo, c’è un bambino che sta imparando a mangiare da solo. Per ogni pantalone sporco, c’è un bambino che si sente libero su un prato. Per ogni camera a soqquadro c’è un bambino che ha sprigionato la propria fantasia.

Ai bambini insegniamo che al bello del gioco, corrisponde il bello di amare e rispettare gli altri – è così che si sentiranno liberi, ma non sguaiati. Liberi, ma non maleducati. Liberi, ma senza approfittare degli altri. Liberi e felici di migliorare, di crescere.

Capiranno, osservandoci, che per quanto noi grandi cerchiamo di far credere loro il contrario, siamo tutti irrazionali, abbiamo tutti il nostro momento “non-logico”, “non -consistente”. Allo stesso capiranno, e ci ricorderanno, che il miglior esempio viene dalla sicurezza dei valori e dalla forza dell’amore.

Eh già, forse in fin dei conti siamo noi ad imparare da loro: grazie bambini!

Hakuna Patata e Babbo Matatale

Bia ha due anni e mezzo e parla. Certo, niente di strano in questo. Quello che mi chiedo in continuazione è: chi glielo ha insegnato?

Imparare a parlare è chiaramente un’operazione di imitazione, ma quello che mi fa sorridere con Bia (e che immagino sia tipico di ogni bambino che nasce come secondo, terzo o quarto che sia), è che lei imita suo fratello. Non ci sono stati quei momenti in cui il papai o io ci siamo messi con lei a spiegarle come funziona una determinata cosa e come si definisce. No, lei lo sa e punto. Perché lei il suo insegnante già ce l’ha, ed é suo fratello.IMG_1201

Come in ogni processo di apprendimento, le cose acquisite diventano il mattoncino che fa da appoggio per imparare qualcosa di nuovo. Sono le certezze che ti aiutano a guardare al passo successivo. Ed è così che, avendo la certezza della parola patata, Pumba e Timon non possono che dire “Hakuna Patata”.

Chissà perché però, quell’anziano barbuto di rosso vestito che si aggira di notte a portare doni per lei è “Babbo MATAtale”. Che dire, a questo punto: “senza pensieri, la tua vita sarà “Hakuna Matata(le)”! Auguri a tutti!

Tutti i bambini meritano amore

Alla materna di Philip c’è un bambino dal colore della pelle diverso da quello mio e della mia famiglia IMG_9825ma dal colore del sangue identico che si muove su una sedia a rotelle elettrica.

Questo bambino, i cui occhi esprimono una gioia senza confini, viene accompagnato tutte le mattine da un servizio di assistenza. Ogni volta che la mattina vedo parcheggiato quel pulmino grigio si scatena in me un vortice di emozioni.

Il signore che ogni giorno porta a scuola questo bambino è un eroe. Con i suoi gesti quotidiani sta rendendo questo mondo un posto migliore e quello che fa, nella sua semplicità e nel suo anonimato, ha un impatto ben maggiore di tante azioni urlate ai quattro venti e condite di confetti.

Ogni mattina, grazie a lui, questo bambino può andare a giocare e scherzare con i suoi compagni, può crescere insieme a loro e può imparare cose nuove. Quello che commuove è che questo bambino, che arriva senza genitori, non è solo! Il signore che lo accompagna non fa semplicemente l'”accompagnatore”: scherza con lui, cerca di coprirlo quando fa freddo e devono aspettare che si apra il cancello, gli offre da bere se ha sete, gli accarezza la testa e lo guarda con gli occhi dell’amore.

Da madre ho ancora difficoltà ad accettare che i bambini non possano stare bene, ma sono grata a questo bambino e al suo angelo custode per ricordarmi ogni giorno di quanto sia bella la vita, di quanto sia forte l’amore, di quale siano le cose che contano davvero e che hanno un valore inestimabile.

Ed è così che arrivo in ufficio con il cuore in subbuglio, con la felicità di sapere che esistono persone meravigliose e con la conferma del fatto che i bambini sono magia.

Il gioco si fa serio

“Philip scegli il libro da leggere stasera”

“Il corpo umanoooooo”

Siamo seduti sul letto leggendo il libro e ad un certo punto mi chiede ” mamãe, ma una volta entrato in bocca al mangiare cosa succede? Come si trasforma in cocô?” 

Due giorni dopo, mentre gli sto dando il bacino della buona notta mi guarda e mi chiede etuttocambio.com (4)“mamãe, ma se lo spazio è nero e la terra è nello spazio, come mai il cielo è blu?”

Obiettivo della mamãe: avere la risposta; avere un libro in cui trovare la risposta…e alle brutte c’è sempre un qualche motore di ricerca online! 😉

 

 

Una decisione coraggiosa

Oggi è il compleanno di una ragazza, moglie, madre speciale!

Anni fa con il marito hanno preso la decisione di spostarsi dalla loro terra natale (il Brasile) a Londra. Lui, lei e i loro due bambini, a migliaia di chilometri di distanza da parenti, consuetudini, produmi e colori familiari. Lui aveva ricevuto un’interessante offerta lavorativa e lei, che si occupa di marketing, avrebbe sicuramente trovato un lavoro. Così è stato.

Come sempre è la vita, e soprattutto come è la vita quando si hanno due figli, le cose non sono mai veramente programmabili e lineari. Da genitore, quando decidi diportare due bambini piccoli dall’altra parte del mondo, ti senti in debito. Si trovano a Londra, la città in cui le culture si mescolano ma in cui contemporaneamente riesci a sentirti molto solo. Una città talmente grande e in movimento che tutto è per definizione lontanto e farraginoso.

Da mamma e da moglie decide di iniziare a lavorare part-time, per poter passare del tempo con i bambini, che con la loro dolcezza infinita iniziano ad imparare l’inglese nonostante in casa si parli portoghese, che si adattano ad una nuova quotidianità, che in quanto bambini sono felici quando sono insieme a genitori felici.

Sulla carta il part-time è una buona idea, tempo per stare con i bambini e risparmio su baby-sitter e dopo-scuola (cosa che specialmente a Londra non è da poco). Nei fatti però, il part -time si rivela una trappola: mole di lavoro e scadenze restano le stesse. Tradotto: lavorare di notte e venir pagati meno.

Arriva così ad una decisione: lasciare il lavoro. Ritengo che questo atto sia di un coraggio eccezionale. Significa dare priorità alla serenità familiare, significa capire che la realizzazione personale non passa da quella professionale, significa scegliere magliette sporche di farina e acquerello.

Ma la storia non finisce qui! Questa incredibile ragazza infatti approfitta di questo 18058220_2018348875051143_1294555725311992246_ncambio di vita per coltivare la sua passione creativa. Ha un tratto stupendo, una capacità di osservazione dei fatti e delle emozioni straordinaria, una visione completa: ecco che riprende a disegnare. E dato che curiosità e voglia di imparare sono spinte a cui invece non si può rinunciare, inizia un corso di graphic design. Non sa se da questo nascerà un lavoro da casa o se sarà semplicemente un nuovo mattoncino del suo bagaglio culturale. Sarà il corso della vita a deciderlo.

A lei, che è l’autrice del logo di questo blog, auguro un bellissimo compleanno! La vita ti ha chiesto di scegliere, e senza stare ora a disquisire sul fatto che questo sia giusto o no, tu hai preso la decisione più coraggiosa, più difficile e più antifragile.

 

Ps. Trovate qui alcune delle sue creazioni:

https://the-dots.com/users/bel-lavratti-129283

https://www.facebook.com/bellavratti/

https://www.etsy.com/it/shop/BelLavratti

Bollettino di questi primi 5 anni

Oggi cinque anni fa abbiamo scoperto di essere incinti di Philip. A distanza di due gravidanze, almeno una trentina di volte in cui ho ripetuto il mio codice fiscale, 24 mesi complessivi di allattamento, una tonnellata di frutta sbucciata, due minipimer, un numero incalcolabile di pannolini e un secolo di ore di sonno perse, è arrivato il momento di fare un primo bollettino.etuttocambio.com (3)

In ordine temporale sparso, ho imparato:

  • Che quando hanno pochi mesi, la volta in cui  pensi “bene, ha poppato, ha fatto la popò, era stanco, ora si è addormentato beato e ho un pochino di tempo per ricordarmi almeno chi sono”, ecco tutte le volte che lo pensi loro si sveglieranno dopo dieci minuti esatti e sarà la giornata in cui dormiranno poco, popperanno molto e vorranno starti sempre e solo in collo.
  • Che la sera in cui parcheggi la macchina a centinaia di metri di distanza da casa per via della pulizia delle strade (che nel 2017 dobbiamo ancora fare spostando le vetture) è esattamente la sera in cui i bambini sono più cotti del solito, in cui non hanno voglia di camminare, in cui la tua borsa pesa quanto un bronzo di Riace e in cui hai almeno due sacchetti di spesa da portare.
  • Che quando sei sola con quei due, loro sanno esattamente di essere in maggioranza e se vogliono riescono a devastarti.
  • Che a tutti quelli che guardandoli piccoli e calmi nel passeggino ti dicono “che angelo, così tranquillo, siete fortunati” ti verrebbe da rispondere “prova a trasferirti a casa nostra per 24 ore e poi ne riparliamo”.
  • Che quando viaggi in aereo ti sembra di essere in un film di 50 anni fa in cui vedi famiglie di 5 persone viaggiare per migliaia di chilometri in una cinquecento con la poltrona sul tettuccio e la parmigiana di melanzane sulle ginocchia.
  • Che ti puoi scordare di uscire di casa “leggera”, perchè ci sarà sempre qualcosa da portare in più “nell’eventualità che…”
  • Che non fai in tempo a rimettere le fodere del divano finalmente di nuovo pulite, che torneranno ad essere un patchwork di macchie e sfumature.
  • Che i cinque minuti seduta sulla tazza si traformano regolarmente in riunioni di famiglia.
  • Che fare la doccia, incremarsi, vestirsi e pettinarsi è una parentesi che non può durare più di 7 minuti al massimo.
  • Che quando rientri a casa a fine giornata e la piccola di strappa la camicia pur di prendere il tuo latte e il grande è sfinito dopo 9 ore di nido, ha fame e vuole le tue coccole, l’unica soluzione è fare un bel respirone e attingere alle riserve di energia che a fatica hai messo da parte.
  • Che la sera in cui vai a letto presto perchè sarai sfinita, sarà l’inizio di una notte in cui si sveglieranno mille volte.
  • Che se devono ammalarsi lo faranno il giorno in cui hai un importante appuntamento di lavoro, in cui la baby-sitter è fuori città, in cui tutti gli amici sono alle Seychelles e i nonni non riescono a liberarsi.
  • Che tutte le volte in cui ti fai prendere dall’entusiasmo e dici ” bambini, dai, facciamo un bel dolce insieme”, dovresti cercare di ricordarti almeno una volta della situazione in cui troverai loro e la cucina cinque minuti dopo.
  • Che quando parli con gli altri genitori è tutto un “mio figlio fa così, è così, dice così”, ma in realtà ti rendi conto che con questi nanetti le generalizzazioni stanno a zero e che i bambini sono per definizione imprevedibilità e cambiamento. Per cui, mettiamoci l’anima in pace.
  • Che se decidi di dare priorità alla tranquillità e ad un minimo di quieto vivere, devi rinunciare alla casa perfetta e alla cena stile ristorante stellato.
  • Che molta della tua alimentazione è composta di piccoli elementi quali: assaggiare per capire se non è troppo caldo, leccare ciò che si sta sciogliendo o cadendo, fnire ciò che resta nel piatto..
  • Che se non metto di proposito un punto a questa lista, rischio di non finire più.

Ma la cosa più bella che ho imparato è che per quanto stancante e sfinente, essere genitori è un regalo della vita. Essere genitori significa avere l’opportunità di crescere di nuovo, di guardare il mondo con gli occhi della semplicità, di scoprire come se fosse la prima volta.

Ho imparato che per ogni attimo di stanchezza, c’è un primo dentino che spunta, una prima parola detta, un primo passo in piedi. Per ogni attimo in cui ti senti stravolta, c’è un sorriso che ti travolge, un abbraccio che ti riscalda, una manina che sprigiona un’energia che non ha eguali.

Ecco, in questi cinque anni ho imparato che tutto quello che i bambini ci stanno dando supera di gran lunga le energie che levano. Alla fine è questione di riderci sopra, di dare priorità a ciò che conta davvero, di riscoprire la gioia delle piccole cose e soprattutto di farsi prendere per mano da loro e lasciarsi andare.

 

 

 

Questi nonni favolosi

Oggi, 2 ottobre, è la festa dei nonni.

Nella maggior parte dei libri per bambini e nell’immaginario collettivo, i nonni sono anziani (in alcuni casi con il bastone), sono in pensione e sono una coppia unita da cui i bambini si fanno felicemente viziare e coccolare.

A casa nostra il quadro è differente, ma non per questo meno bello o speciale. La nostra è quella che viene definita una famiglia allargata e quindi noi di nonni ne abbiamo tanti, anzi tantissimi dato che c’è ancora anche qualche rappresentanza della quarta generazione! Inoltre i nostri nonni non sono anziani e non sono in pensione. I nostri nonni vanno in moto, viaggiano molto, giocano a tennis, fanno cake design fino alle due di notte in occasione delle nostre feste e soprattutto lavorano molto. etuttocambio.com (2)

I nostri nonni non rappresentano quindi quella pietra miliare dell’organizzazione quotidiana di molte famiglie, ma non per questo sono meno presenti! La qualità della vita rappresenta per noi una priorità e questo si riflette anche su determinate scelte che abbiamo fatto, tra cui quella di vivere in una città a misura d’uomo e quella di non allontanarci troppo dai nostri super nonni!

Abbiamo una Oma che non appena rientra dai suoi viaggi di lavoro fa di tutto per farsi trovare pronta ad insegnarci ad andare in altalena o a portarci in qualche posto speciale. Abbiamo un Opa che gongola tutte le volte che i bambini vogliono giocare con lui e che prepara smalti con il succo di barbabietola. Abbiamo una vovò che usa il suo unico giorno di riposo settimanale per stare una notte e un giorno con i bambini, facendo con loro costruzioni in giardino e infornando dolci. Abbiamo un nonno M. che quando è a giro con loro è talmente orgoglioso che sembra la nazionale di calcio sul pullman della gloria ai mondiali del 2006. Abbiamo un nonno A. che non è tranquillo se in casa non ha la miglior marmellata di albicocche per loro e che non aspetta altro che addormentarsi sull’amaca con uno dei bambini sdraiato sulla sua pancia e abbiamo una nonna L. che non appena li vede inizia a giocare con loro, dimenticandosi di levarsi il cappotto e di appoggiare la borsa…per non parlare poi delle bis-nonne (che sono tre)!

I nostri nonni non sono nonni che possono andare tutti i giorni a prendere i bambini a scuola, ma sono nonni che in casi di necessità trovano sempre il modo di organizzarsi. I nostri nonni non sono in pensione, ma riescono sempre a trovare il tempo per i bambini. I nostri nonni non possono stare con noi nel quotidiano, ma ci pensano costantemente.

Per i bambini i nonni sono una garanzia, sono parte del loro concetto di vita, sono elementi della loro ritualità. Per loro, come ci siamo noi genitori, ci sono i nonni. Aspettano a gloria di vederli e regalano loro amore e sorrisi.

I nostri nonni sono innamorati dei loro nipoti, i nostri nonni, come tutti i nonni, sono speciali!

ps vederli preoccuparsi per cose che quando noi eravamo bambini non li smuovevano minimamente è troppo divertente!